La grazia della rapinata immaginaria

Noi cerchiamo di arrivare prima della Polizia…
“Si è vestita, si è messa le scarpe con un po’ di tacco. I capelli in ordine, il colletto di pizzo a ornare l’abito blu. Quando ha telefonato al 113, erano le nove di mattina di una giornata caldissima in una città del Sud. Napoli, estate. Una situazione in cui tutti noi ci saremmo arresi. Chiunque suoni il campanello in questo periodo alle nove di mattina, ci trova sudati, scalzi, affranti all’idea di un’altra giornata bruciante da affrontare. Ci riduciamo a portare fuori i cani dentro magliette slabbrate, cominciamo ad agitarci di primo mattino all’idea di dover indossare qualcosa la sera, scarpe, trucco.

La signora, 93 anni, invece, appena alzata dal letto si è sistemata alla perfezione e soltanto dopo ha chiamato il 113. Come se potesserlo vederla. Si è messa elegante, decorosa, perché sapeva che così sarebbe stato più facile esser presa sul serio.

E se avesse messo tanta cura nel sistemarsi, avrà pensato, poi non si sarebbe tirata indietro. Probabilmente aveva in testa quel piano da molto tempo. Oppure no, oppure quel giorno si è alzata dal letto e si è detta che non ce la faceva più. E che l’unico modo per farsi ascoltare da qualcuno sarebbe stato gridare, fingere di essere stata rapinata.

Posso chiedere aiuto alla polizia, ha pensato, ma se dico la verità, se dico che sono una persona anziana, sola e ho voglia di uscire, di farmi una passeggiata, di parlare con qualcuno, non verrano.

È facile capirla. Quante volte è capitato a ognuno di noi di dover inventare un malessere per essere abbracciato? C’è persino chi ha imparato a piangere a comando per ottenere attenzione, farsi salire la febbre per poter essere coccolato. Si sono portati via tutti i miei soldi, ha detto al 113, e mi hanno lasciata legata. E poi ha aspettato che arrivassero. Ma non si è legata, e non ha neanche fatto sparire i soldi. Quando gli agenti sono arrivati li hanno trovati sparsi sul tavolo, in segno di resa.

Voleva che arrivassero, che la trovassero vestita elegante. Adesso la messa in scena non serviva più. Anzi, prima se ne fosse sbarazzata e più semplice sarebbe stato per lei confessare quello che voleva da loro. Fatemi uscire, portatemi con voi. Si dice che la vecchiaia sia una cosa da uomini, che i maschi la attraversino con maggiore disinvoltura, abituati come sono a supplire all’avvenenza col potere. Ma una cosa gli uomini, quasi tutti, non sanno: essere deboli con grazia. E questa è una dote che nella vecchiaia può tornare molto utile.”
Da La Repubblica 11.07.2018

2018-07-11T10:17:11+00:00 11 luglio 2018|Attivita, Contenuti|