Tra i giovani del volontariato “Dovrebbero insegnarlo a scuola”

Stella, 27 anni: “Molti miei coetanei non conoscono questo mondo” Il sociologo: “Si mettono in moto per le emergenze”
I giovani e il mondo del terzo settore. I giovani e il mondo del volontariato. Un rapporto che magari nell’immaginario delle persone può sembrare di difficile coesione, ma che invece spesso funziona. Magari non con le solite regole convenzionali, magari usando un linguaggio differente per riuscire a coinvolgerli, oppure un impegno che a questa età non riesce a essere duraturo e stabile, ma che quando c’è l’emergenza si attiva immediatamente. Sono tanti i risvolti che riguardano i giovani quando si parla di terzo settore e volontariato e che sono emersi ieri al Mandela Forum durante la prima conferenza regionale sull’argomento. Ma d’altra parte se tra i più attivi, considerando la condizione occupazionale, ci sono gli studenti con il 12,9% (secondi soli agli occupati che hanno il 14,8%) ecco che i ragazzi si danno un bel daffare. «Qualche elemento di crisi nella partecipazione dei giovani in passato c’è stato afferma il presidente della Regione Enrico Rossi – ma ci sono anche tanti elementi di vitalità.
Bisogna che i giovani diventino sempre più protagonisti, mi è capitato di incontrarne alcuni che hanno voglia di entrare nelle case del popolo, che si avvicinano con passione al volontariato sanitario. Alla fine mi pare che, se c’è una realtà organizzata che tiene anche dal punto di vista dei giovani, sia proprio questa del terzo settore». Giri tra i tavoli e incontri Stella: ha 27 anni, vive a Pisa ma è originaria della Sicilia e partecipa al tavolo “Ciclo di vita, rapporti intergenerazionali e giovani nel Terzo settore”. Stella fa parte di un’associazione che si occupa di ragazzi disabili per quanto riguarda l’inclusione, attraverso attività ricreative e sociali. Ha una sua teoria e lancia una proposta: «Noi giovani non siamo molto educati al volontariato. Non conosciamo effettivamente questo mondo, infatti una cosa che dicevo nel mio tavolo è che serve un’educazione al volontariato, a partire già dalle scuole elementari, poi alle medie.
Occorre educare a questo mondo». Vero. Perché spesso, soprattutto tra i giovani, rischia di essere un argomento tabù.
«Quello tra i giovani e il volontariato – spiega il sociologo Andrea Salvini, coordinatore del tavolo sui giovani – è un rapporto che deve essere continuamente negoziato. Anche perché i giovani vengono, spariscono, poi ricompaiono da qualche altra parte. Se uno pensa ai “bimbi della mota” di Livorno, o a tante altre situazioni, in cui di fronte a degli eventi che sono di emergenza, ci sono delle forze attrattive che sono tanto più attrattive quanto meno fidelizzanti. Quanto più io so che vado a fare una cosa, finita la quale, non ho più vincoli, non ho più obblighi, tanto più la faccio». «La caratteristica di questo mondo – commenta Federico Gelli, presidente di Cesvot – è che rompe gli schemi tradizionali tipici dell’antipolitica.
Storicamente i giovani vengono considerati lontani dall’impegno politico, partitico e questo porta a dire che c’è un sostanziale distacco dei giovani dall’impegno. Non è così nel volontariato».
L’importante è trovare il modo di coinvolgerli: «Laddove ci sono associazioni vitali e vive – racconta Luigi Paccosi, presidente di Montedomini – i giovani si avvicinano al volontariato. Con il progetto “Soli Mai” tantissimi giovani si sono avvicinati perché avevano il progetto su internet.
Così si sono appassionati e hanno iniziato a fare compagnia agli anziani a casa».
ALESSANDRO DI MARIA
La Repubblica
2019-02-10T16:20:40+00:00 10 febbraio 2019|Attivita, Contenuti, Volontariato|